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sabato 22 febbraio 2014

L’uomo che tossiva dal 1946

E come se la ride, mo’!
È notizia di oggi – di pochi minuti fa, anzi – che Alarico von Falkusfava, l’uomo che cominciò a tossire il 3 giugno 1946, all’indomani del Referendum che vide la non vittoria della Monarchia a detrimento della non sconfitta della non Monarchia, ha improvvisamente smesso di tossire.
(Chapeau!)
 

In questi quasi 68 anni, il suo curioso disturbo (l’origine del quale non è stata mai accertata) ha causato l’esaurimento nervoso di circa 2.553 persone che hanno avuto a che fare con lui. Fra costoro si sono altresì registrati numerosi decessi, secondo alcuni medici, che seguivano – da debita distanza – l’intossicato, direttamente o indirettamente connessi alla degenerazione degli stress neurosi in disorientamento culturale.
In questi lunghi e martoriati decenni, più volte avvicinato dalla stampa – sia garantista che forcaiola – per essere sottoposto a un’intervista, Alarico mai fu in grado di soddisfare le cortesi richieste a causa del flagello che gli impediva di parlare.
 

La tosse è stata per il von Falkusfava motivo di innumerevoli disagi, tra cui quello di non potere apprendere – sino ad oggi – gli esiti del Referendo, sia per connaturata mancanza di interesse nell’evento, sia per il frastuono della tosse (che lo rendeva sostanzialmente non udente), nonché per i violenti fremiti che questa gli provocava, incapacitandolo (verbo ampiamente improprio) a leggere un giornale o a guardare la tv.
Ha inoltre, in un primo momento, perso i denti, e, in un secondo, la dentiera (applicatagli con notevoli sforzi da un dentista-guaritore filippino, deceduto dopo l’intervento), senza mai – a differenza del fortunato Bruce Dern – ritrovarla, pur avendola cercata presso un binario triste e solitario.

Siamo ansiosi di incontrarlo per sapere almeno due cose fondamentali:
1) come sia riuscito a sopravvivere per tutti questi anni senza nutrirsi;
2) cosa pensi di Massimo Cacciari.

Possiamo anticipare che alla miracolosa guarigione è subentrato un riso quasi (per fortuna quasi, wow!…) ininterrotto, iniziato subito dopo che il vegliardo ha appreso i risultati del Reverendo di cui sopra.
Confidiamo di fargli altre domande circa la sua inusuale esperienza, sulla quale ci (più che vi… e a chi gliene cale una mazzeruola…) terremo informati e che – se Iddio vorrà – potrebbe risultare in un libro che non ci dispiacerebbe intitolare L’uomo che tossiva dal 1946, senzameno destinato al dimenticatoio.

(O forse è meglio L’Uomo che tossì per quasi 68 anni? eh? che ne dite? Cominciate a spammare il blog, anziché prendervela sempre con questo povero diavolo, forza!).


Illustrazione di Stefano Baratti.

giovedì 20 febbraio 2014

Il Paese che diceva "Chapeau!" a tutti

Non ha vinto la Monarchia, questo è una dato di fatto, ma la non Monarchia non è stata sconfitta. Ha vinto il Paese con "p" Maiuscola.


Tutti ormai dicono "Chapeau!" a tutti. Anche noi del blog with dirty little lips ci uniamo all'atmosfera di gioia. Non abbiamo parole. Una sola cosa ci dispiace: che Uma Thurman non abbia voluto condividere questo trionfo dello "Chapeau!".
Fine dell'editoriale.

I RISULTATI

Non Monarchia: 178 Chapeau(s)▲

Non Monarchia pure lei: 62 Chapeau(s) ▲

Uma Thurman in realtà non aveva nulla di cui congratularsi. Fingendo distrazione (è stato il presidente Truman a congratularsi), abbiamo tentato il colpaccio a casaccio, tant'è vero che, nella foga, abbiamo dimenticato l'H (accadenti!...). (Ma Truman, non l'è morto?).





CORRELATI:

L’uomo che diceva “chapeau!” a tutti

sabato 16 novembre 2013

L’uomo che diceva “chapeau!” a tutti

A destra, senza chapeau, l'uomo che diceva "chapeau!" a tutti
aggredito dai tutti (tutti con chapeau)
L’uomo che se non si sbagliava era solito dire “Se non mi sbaglio…” ad ogni piè sospinto, avendo come disturbatore di questa sua abitudine dialettica l’uomo che se non andava errato, il quale gli rimproverava quel suo incessante sospingere il piede, piuttosto che l’abuso del luogo comune colloquiale.
 

L’uomo che se non andava errato ripeteva senza soluzione di continuità “Se non vado errato”, criticato aspramente dall’uomo che aveva dedicato la vita a risolvere la continuità, un’attività che, se l’uomo che non andava errato non andava errato, era risultata fino a quel punto fallimentare.
L’uomo che se non si sbagliava, per difendersi dagli attacchi dell’uomo che se non andava errato, decise un giorno di prendere le parti dell’uomo senza soluzione di continuità, certo di trovare in lui un alleato. E così fu.


Temendo di vedersi messo in minoranza, l’uomo che se non andava errato ebbe un abboccamento segreto con l’uomo che se non si sbagliava, in occasione del quale gli spiegò che se lui non andava errato e se l’altro non si sbagliava, avrebbero potuto unire le rispettive forze per isolare l’uomo senza soluzione di continuità.
Dopo un lungo dibattito, i due conclusero rispettivamente “se non vado errato” e “se non mi sbaglio” l’uomo senza soluzione di continuità “mi rende la vita invivibile” e “a me no, anzi”. Il negoziato pertanto fallì.
 

Nel frattempo l’uomo senza soluzione di continuità trovò inopinatamente la soluzione della continuità, e perciò smise di tormentare l’uomo che se non andava errato.
Questa sua impresa fu salutata con un entusiastico “chapeau!” dall’uomo che diceva “chapeau!” a tutti, qualsiasi cosa facessero.
I tutti, tuttavia, cominciarono a sospettare che dietro quell’immancabile “chapeau!” dell’uomo che diceva loro “chapeau!” vi fosse qualche secondo fine. Dopo una serrata indagine, i tutti, infatti, scoprirono il secondo fine, ma purtroppo non il primo. Cosicché decisero che non gli avrebbero dato tregua finché non avessero scoperto quale fosse il primo fine.
A tale fine e a tale scopo, assunsero un detective, fine esperto di primi fini, benché non di secondi – che per altro non lo riguardavano e non riguardavano i tutti.
Dopo una lunga indagine, il detective annunciò di aver scoperto quale fosse il primo fine dell’uomo che diceva “chapeau!” a tutti.
 

Similmente all’ispettore Red Dick, egli convocò i tutti in una villa di campagna allo scopo di renderli edotti circa il primo fine dell’uomo che diceva “chapeau!”.
Iniziò dunque il detective: “Se non mi sbaglio e se non vado errato…” ma fu immediatamente interrotto dai tutti, certi di aver riconosciuto in lui sia l’uomo che se non si sbagliava sia l’uomo che se non andava errato sotto mentite spoglie.
Il detective cercò di difendersi dall’infamante accusa, ma su sopraffatto dai tutti con un boato unisono: “Se non ci sbagliamo e se non andiamo errati…” ma anche il boato rimase incompiuto, giacché, di tra i tutti, emerse un uomo che chiese vigorosamente la parola. Che gli fu concessa.
Quando poté finalmente parlare, egli, accompagnandosi con un ampio ed elegante gesto del braccio destro, esclamò “Chapeau!” a sottolineare un qualcosa di sfuggente.


Questo successe a Sarajevo il 28 giugno 2014. Il resto sarà storia e ce la racconteremo.