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domenica 12 ottobre 2014

Diario di bardo

David “Ziggy Duststar Duca Dica” Bowie alza il braccio e, già che c’è,
il gomito
Sabbie mobili e polvere di stelle

Un caso notevole di fantasia de li nervi


Questa canzone (Quicksand, ndr) è sia esistenzialista che thelemitica. Sono anche d’accordo con l’idea del processo di pensiero ciclico del cantautore. Questa canzone descrive la lotta di Bowie con nuove idee thelemitiche nel tentativo di riconciliarle con le sue convinzioni passate.

L’intera prima strofa è un evidente riferimento a Crowley e all’orrore della meta finale dell’insegnamento thelemico: per rimuovere ogni residuo del proprio ego e ridurre la psiche di prima a iperconsapevolezza, poi inconsapevolezza, poi ri-consapevolezza, attraverso un processo che può essere unicamente definito come “attraversamento dell’Abisso”. Si tratta di un processo non dissimile discesa in schitzofrenia (sic, ndr) (e anzi, si sa di alcuni thelemiti che dopo aver tentato di conseguire l’obiettivo finale sono viceversa impazziti), ed è perciò comprensibile che ne fosse (B.) spaventato.

L’idea di “un mortale con il potenziale di un superuomo” è totalmente thelemica. I thelemiti ritengono che ogni uomo e ogni donna possano diventare un dio (o dèi), purché in grado di disciplinare adeguatamente la mente e attraversare l’Abisso.

Il refrain (o ritornello, credo si dica) pare essere una sorta di contrappunto a questo pensiero. (Bowie) dice a se  stesso che non è il caso di darsi tanta pena (nel senso di preoccuparsi), che tanto, dopo la morte, tutto andrà a meraviglia. Eppure continua a contemplare, e a preoccuparsi circa lo stato e le potenzialità della sua anima, e il ciclo continua. Ecco dunque come egli affonda nelle sabbie mobili (Quicksand, ndr) del suo pensiero, affollando milioni di pensieri nella mente, zangolandoli, finché riesce a malapena a tenere la testa in superficie.


È indubbio ch questa canzone è una summa dei principi fondamentali dell’esistenzialismo (e come no, ndr) –  negazione di Dio, l’imprescindibilità, da parte dell’individuo, dalla Scelta (negazione del libero arbitrio? ndr), l’isolamento cui sono condannati quanti cercano di rendersi indipendenti dalla Società; il senso fondamentale della ricerca umana (se afferriamo il concetto, ndr) è quello di dare un significato complessivo alla vita (ammappate, ndr). In sostanza, Bowie canta con calma rassegnazione il fatto che la vita è una spirale verso il basso – o una vasca (“vat”: IVA?, ndr) di sabbie mobili – e il tutto culmina nella realizzazione del fatto, al momento della propria morte, che tutto è stato privo di senso. (...)

CONTINUA


sabato 19 luglio 2014

(Goodbye) Ruby Friday

En attendant Googlebot
(Illustration par Stéphane Étienne Bienarmé)
She would never say where she came from.
Yesterday don’t matter if it’s gone.
While the sun is bright,
Or in the darkest night,
No one knows, she comes and goes.

Goodbye Ruby Friday,
Who could hang an age on you?
When you change with every new day,
Still I’m gonna miss you.

Don’t question why I need to be so free.
I’ll tell you it’s the only way to be.
I just can’t be chained
To a life where nothing’s gained
And all is lost, at such a cost.

Goodbye Ruby Friday,
Who could hang an age on you?
When you change with every new day,
Still I’m gonna miss you.

There’s no time to lose”, they heard me say.
Seal her lips before she gives me away”.
Lying all the time,
She won’t be contented with a dime.
(Ain’t life unkind)?

Goodbye Ruby Friday,
Who could hang an age on you?
When you change with every new day.
Still I’m gonna miss you.

sabato 12 luglio 2014

Musiche amare

Un ex vecchio lupo-cantante di una città di mare,
inopinatamente convertitosi a strat e scarponcini
chiodati, finge allegria e barrè.
(Illustrazione di Stefano Baratti)

Tutte le città di mare
sono tristi: lo dicono
i cantanti delle città di mare
per giustificare le
loro nenie.
 

Non c’è un motivo specifico
per cui dovrebbero essere
tristi queste città.
Ma provate a contrariare
un cantante su questo
punto e lui si metterà
a piangere e a darvi dei pugni
sul naso.


Le città di mare sono
piene di dolore,
di tragedie, di brutture,
e in ciò sta il loro fascino,
dicono i cantanti delle
città di mare.
Voi gli dite: “Ma che cosa
ci trovate di fascinoso
in una cosa tipo
un camallo che rimane
schiacciato – buttacaso – da un container?”
Loro, per tutta risposta,
estraggono dal fodero la chitarra
e vi suonano (e vi cantano) una canzone
in la minore re minore mi (sia pur maggiore),
piena di parole che
fanno rima con puttina (come direbbe Tognazzi),
e che raccontano storie di
battine
(come ribadirebbe Tognazzi) che
hanno odore di mare,
di marinai che si ubriacano,
entrano nei bar e spaccano tutto,
poi vanno con le mignatte
(come insisterebbe imperterrito Tognazzi),
non le pagano, arrivano mignacciosi
i mignaccia e giù altre botte,
un finalino sulle ingiustizie
che devono subire le
ètere (come si ostinerebbe Tognazzi
malgrado la diffida), i marinai e
perfino i prosseneti;
e voi dovete applaudire,
altrimenti vi dicono che
siete cinici e vi danno
un pugno sulla testa.

I cantanti delle città
di mare sono sempre impegnati
a essere tristi e a
cercare nuove ricette
a base di pesce di cui vanno a parlare
in televisione.
Per questo non hanno
molto tempo per imparare
a suonare la chitarra.
Forse le canzoni dei cantanti
di città di mare sono
tristi solo perché sono
tutte in la minore re minore mi (benché maggiore).
 

Il giorno in cui i cantanti dovessero
imparare a fare il barrè,
c'è il serio rischio che la musica possa cambiare
e tendere a diventare inutilmente
allegra, inservibilmente
spensierata come certi canti
di montagna1.




1 Fra effetti collaterali: trasferimento di Ugo Tognazzi da Inferno a Purgatorio – sulla parola, non allarghiamoci.

I più bei film mai realizzati - 1. Vadi retro, Santana!

(Originariamente, nell’indecisione fra un western e un horror, Vade retro, Satana o Vieni avanti, Sartana)

Una filmina in bianco e nero, con un po’ di giallo (questo)

 

clič per vedere il film muto
Clič sulla figurina per lo spettacolo
Ardua sfida all’O.K. Corral con il cinema muto. Ma questa clip è molto di più di un film muto: primo caso di musical muto per cause di forza maggiore. La colonna sonora era stata affidata alla mel gibson di Carlos Santana (gran brava persona), che poi tirò indietro l’affare serio (che personaggio...) senza spiegazioni e senza paura, tanto non si era provveduto a stilare un regolare contratto con il musicista californicano. Senza musica, senza il supernatural secret chord progression ▲ del più grande chitarrista del mondo noto, si optò prima per un silenzio parziale alla Ingmar Bergman (partial tystnaden) e infine, per non lasciare le cose a metà, la scelta fu il silenzio totale, con effetto positivo sul già low-budget dato il risparmio su eventuale doppiaggio. Il risultato fu un effetto notte molto dark, il monologo al telefono del protagonista (l’esorcista Padre Emorth, novello Klaus Kinski, a colloquio con Fra’ Diavolo-Santana in perfetto romanesco), un esercizio di stile e bravura cinematografica inferiore solo alla Anna Magnani voce umana di Cocteau e superiore solo a quello di Ornella Muti nel remake della Magnani voluto da Citto (ma con Sophia è un’altra storia ancora), ma soprattutto un caso più raro che unico di esorcismo telefonico.

Il film corto ma mica tanto, infarcito di citazioni (dagli Stanlio Laurel e Ollio Hardy di Fra Diavolo e Satana al Pupi Avati delle finestre che ridono perché la mamma ha fatto i gnocchi, fino alla fine del mondo, all’Armageddon, all’Apocalypse Now, subito, alla svelta, che nun ciò tempo da perde, a ogni sorta di disgrazia, cataclisma, catastrofe), è fruibile a vari livelli. Anche terra terra. Ma in ultima analisi, in ultima sintesi e in ultimo tango a Zagarolo, è una tremenda vendetta ai danni del samba-pa-ti-to fedifrago, protagonista subliminale invisibile insieme al visibile e vivace (malgrado il nome) Padre esorcista, incisivo anche di dente. (Interessante la tematica allusiva alla reintroduzione dell’aglio, olio e peperoncino negli esorcismi).


PS: Dice: "Cos’è sta storia di parlare al telefono in un film muto? Ciavete i sottotitoli?" — Dico: "Sottotitoli? Semmai i sopra-titoli, cioè ci stanno i fumetti, no?..." — "Ah, i fumetti... mo’ ho capito abbastanza".

sabato 31 maggio 2014

Joe's Farage

U-KEEP it greezy so it’ll go down eezy

 

“Uhh, a coppola quartsa beer ’n
a faggy on the side... What else?”
(I mean.. not that faggy...)
Joe Cricket:
It wuzn’t very ludge
Dere was Justin Uffroom to cram the drums
In de conna ovuh by the dudge
It was a fifty-4
Wid a mashed up door
Anna Cheezy li’l
amp
With a sine on the front sad
“Fan the Champ”
Anna Sekkinhan guitar
It was a Strut-O’Custer wid a wham-me bar


Nigel:
We cood jam in Joe’s Farage
’is momma was screemin’
’is ded was med
We was playin’ de same old song
Indie aftahnoon ’n sometimes we wood
Play it all nite long
It was all we ’noo, ’n easy tew
So we woodn’t git it wrong
Awl we did was bender string like...




Hey!
Down in Joe’s Farage
We didn’t ’ave no dope or Ellis-D
But a coppola quartsa beer
Wood fix it so the intonashin
Wood not offend yer eer
And da same old chords goin’ over ’n over
B-came a symphony
We cood play it agin ’n agin ’n agin
Coz it sounded good to me
WON MO’  TIME!

We cood jam in Joe’s Farage
His mama was screamin’,
“TERN IT DOWIN!”
We was playin’ the same ol’ sung
Indie ’alf-to-noon ’n sometimes we wood
Play it all nite lung
It wez all we ’noo, ’n easy tew
So we woodn’t get it rawn
Ev’n if you played it on a sex-o’phone

We thawt we wuz pretty good
We tawkt about keepin’ the band to gather
’N we figgered that we shood
’Coz about dis time we wez gettin’ d-eye
Fum the gals inda naybahood
They’d all come ovuh ’n denser ’round like...

So we picked out a stew-pid name
’ad sum cards printed up f’r a coppola bux
’N we wez on our way to fame
Got matching soots
’N beetle boots
’N a sine on the back of the kerr
’N we was reddy to work in a gaw-gaw-buh
ONE 2 THREE 4
LASSIE IF YOU GOT S’MORE!

Peeples seemed to like our song
Dey got up ’n danced ’n maid a lotta noise
An’ it wasn't ’fore very long
A guy from a company we can’t name
Said we otta take his pen
’N sine on the line for a reel good time
But he didn’t tell us when
Diese “good times” would be sumfin’
Vat was reelly Appennin

So the band broke up
An’ it looks like
We will never play again...

Joe Cricket:
Gas you only gat one chance in life
To play a song dat goes like...

Mrs. Borg-Dreeny:
Tern it dowin!
Tern it
dowin!
I have chilrum sleeping ’ere... .
Dontcho boys know a knee-nice song?


Joe Cricket:
Well da
yahs was rollin’ by
’eavy meddle ’n glidda rock
’ad caught the poblic-I
Snotty boys with lipstick awn
Was reelly flyin-I
’N den dey got dat disco thang
’N new waive came along
’N all of a sudden I fawt the time
’ad come f’r dat old song
We you-ster play in Joe’s Farage
And if I am not ’rong
You will soon be dancin’ to the...


Mrs. Borg-Dreeny:
The WHITE ZONE is for loading and unloading only.

If you gotta load or unload, go to the WHITE ZONE..

Joe Cricket:
I said the yahs was rollin’ by, yeah
The
yahs was rollin’ by...
Mrs. Borg-Dreeny:
I’m calling the pawliss!
Joe Cricket:
So the
yahs was rollin’ by...
Mrs. Borg-Dreeny:
I did it!
Joe Cricket:
So the
yahs was rollin’ by...
Mrs. Borg-Dreeny:
They’ll be ’ere... shawtly!
Joe Cricket:
By, by, the
yahs was rollin’ by...

Nigel:
This is the PAWLISS...

(blehr-blehr-Blair... blehr-blehr-Blair... 
blehr-blehr-Blair... blehr-blehr-Blair...
blehr-blehr-Blair... blehr-blehr-Blair... )
I like you K-naydians...

Mrs. Borg-Dreeny:
He used to cut me grass, he was a very nice bloke...

martedì 3 dicembre 2013

Fantasie de li nervi, rivortamenti nelle tombe

Lou Reed rivolge un augurio ai fori neri e ai talent





A seguito della più parte di queste allegre elucubrazioni possiamo affermare senza tema di smentita che qui si parla di Grace Kelly:

I don’t know just where I’m going
But I’m goin’ to try for the kingdom if I can
’cause it makes me feel like I’m a man
(…)
When I’m rushing on my run
And I feel just like
Jesus’ son


Grace Kelly ha ormai deciso di farla finita con il cinema, ma non è del tutto certa circa le sue prospettive (I don’t know just where I’m going). Teme che la sua fantasia (I’m goin’ to try for the kingdom if I can) sia una fantasia de li nervi.
È addirittura in preda a delusions mistiche: crede di essere figlia del Signore, anzi “figlio”. La sua identità femminile è pressoché smarrita.


Il fantasma ricattatorio di Hitch è lì a tenere Banquo: le delusions della sua bionda Eroina sono per il Maestro cagione di un’insanabile delusione. Ha pensieri di morte, addirittura la invoca: 


Heroin, be the death of me (…)

Alfred si convince che non l’Entità Alma bensì l’Entità Grazia sia sua moglie [it’s my wife] e che Ella abbia preso il posto dell’Entità Cinema nella sua larga vita [and it’s my life].

Frattanto, lo sconforto di Grazia assume toni drammatici:

I have made a very big decision
I’m goin’ to try to nullify my life


Fortuna che arriva il dottor Ghianda:

“Il dottor Ghianda visitò la ragazza, je fece beve l’acqua de cedro, ch’è un carmante bono pe certe fantasie de li nervi, e quarche goccia, tre vorte ar giorno, d’acqua antisterica de Santa Maria Novella de Bologna che la fanno distillà li frati cor filtro, che so speciali. (…)” [C.E. Gadda].

Grazie alla cura del carmante, tutto finisce per il meglio: Grace, vinta l’isteria e liberatasi di Hitch (“che su moje je diede du’ schiaffe de tajo (...), sicché quer micoletto de capoccia va a finì tuttantrove rispetto a ndove che se situa normarmente”), conquista il kingdom… ecc. (“Yes I can”). [no C.E. Gadda, né la prima né la seconda parentesi]. E il resto, come d'abitudine, è quella storia, che noi ci racconteremo.

Mah, tutto un po’ pò esse...


FÈSTINA TALENT(E)


giovedì 28 novembre 2013

’A naryce ’e Cyrana: una storia d'amore ai tempi della collera borbonica




Cyrana e Pincio con le rispettive promettenti naryci ai tempi (oltre che della collera [borbonica]) in cui le stesse erano ancora solo promesse.

PROLOGO
  
Durante il regno borbonico a Napoli (si parla di tanto tempo fa), sempre a Napoli c’era una ragazza di nome Cyrana, caratterizzata da un ampio naso con una grande e ricettiva mononarice.

ENTER PINCIO

Sempre a Napoli, a quell’epoca, prestava servizio militare Pincio Nez, un soldatino francese dotato di un naso lungo e affusolato, provvisto in punta di una micronarice tubicolare talmente stretta che Pincio doveva eternamente respirare con la bocca.
Era inevitabile che il destino li avrebbe fatti incontrare.

ENTER CYRANA

Ordunque: Cyrana si sentiva sola e indesiderata a causa dell’handicap rinico. Pincio Nez era triste poiché non sapeva dove ficcare il naso, ma soprattutto perché tutti lo chiamavano Pincio, che – badate bene – non era il suo vero nome. I commilitoni lo avevano così soprannominato in quanto egli era l’unico a sottoporsi di buon grado a uno dei più diffusi giuochi (o, se vogliamo, scherzi) di guerra, vale a dire il pinciamento sopra la turca finché, sopraffatto dalla fatica, crollava con il volto nella stessa. Più spesso che non, infatti, i goliardi solevano incitarlo, moschetti alla mano: “Pincia, pincia di buon grado, tanto col naso chiuso non senti niente”. Be’, in qualche modo gli venivano incontro, insomma.
Data la difficoltà a respirare con il naso, Pincio Nez decise di dedicarsi agli esercizi di respirazione Zen: ma poiché egli si chiamava Nez, gli esercizi gli riuscivano al contrario, e pertanto erano utili fino a un certo punto – non è dato di sapere quale.
Un giorno, mentre si trovava in libera uscita, Pincio Nez incontrette a Cyrana e fu subito elettrizzato dalla promettente ricettività della di lei mononarice.
Anche Cyrana era attratta dal naso a micronarice tubicolare in punta di Pincio. Fra i due non poteva che essere amore a primo olfatto.
Prima di andare sull’esplicito, tuttavia, Pincio Nez riempì la testa a Cyrana di concetti Zen. Arrivò al punto di scrivere per lei una serenata allusiva e propedeutica che apparentemente conteneva principi sull’arte della manutenzione della narice e sull’inutilità di tenerla serrata quando gli è inevitabile che l’aria prima o poi vi penetri.

Le parole dicevano:
Malgrado i tuoi immani sforzi turativi tu non riuscirai
ad evitare che le tue narici si riempiano d’ariaaaa…
ariaaaa…

La musica faceva – più o meno, naturalmente – così:
La-la-la-lalaa-la-la-la-laaa-la-laa… (ad lib.)


Che tradotta in termini di udibilità, ci dà tanto:






EPILOGO

Cyrana e Pincio, convolati a nozze a piedi, ebbero due gemelli (s’è mai visto qualcuno a cui nasce un gemello?), che chiamarono rispettivamente Rino e Rina, benché inizialmente volessero chiamarli rispettivamente Rina e Rino.

EXEUNT

’O mythos déloi un sacco di cose, ma in special modo che ’a naryce ’e Cyrana poteva essere esplorata sia da sinistra verso destra che da destra verso sinistra.