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mercoledì 8 ottobre 2014

Quattro cose per strada

Sic transit Sedan mundi.
La prima è una borraccia di guerra, della guerra quindici-diciotto, piena di buchi, con annidate robine verminose, pus, liquidi giallognoli, ricca di sbrindellature, squarci, sbreghi ruggini, con un cartellino “gratis”. Tu la raccogli, la cacci in saccoccia, nel farlo ti procuri una varietà di tagli e ferite gravi. Se non andiamo errati ti verrà il tetano (e diverse altre malattie). In capo a una settimana crepi tra sofferenze che nessuno ti ha tuttavia augurato. La tua famiglia di fa un funerale da 18.000 euro, con bara e accessori acquistati da un’impresa di pompe funebri da decenni sotto l’occhio vigile e sospettoso del maresciallo Topponi della Tributaria. Che non ha prove.

La seconda è una tagliola per vampiri, con due cartelli: il primo dice “a gratis”; il secondo “infilami una gamba o, preferibilmente, la testa”. Tu, fatta la tua scelta (opzione 2), esegui. I cocci non sono manco tuoi.

La terza è una manifestazione del 1° maggio (chissà di quale anno, ma mettiamo 2014, massimo 2015). Anche qui i cartelli abbondano. Ma nessuno reca la dicitura “(a) gratis”. La cosa ti puzza. Ti avvicini a uno che ha tutta l’aria di essere un syndicalista. Ti puzza pure questo, ma solo finché non gli scorgi appeso al collo uno di quei cartellini che loro di solito portano appesi al collo, typo Bertinotti. Bene, pensi, è già qualcosa. Gli chiedi, a sto typo: “È gratis sta manifestazione?” Lui, con la bocca piena di porchetta, si fa in qualche modo capire: per forza, dice. Il 3 maggio, membro della fiumana, arrivi al Mar Rosso. Che però non si apre. Un syndicalista di Hamelin, a un certo punto, fa: “Voglio proprio vedere”. Entro un minuto, infatti, dalla superficie del mare emerge un cartello excalibur. Dice “gratis”. In 10.000, te compreso, vi buttate a mare, facendo la fine dei topi.

La quarta è un ebook kindleRewindle kdp-ombo ammazzate oh, che reca un’etichetta “€ 0,89”. Lo compreresti volentieri, ma sei già morto tre volte. Perciò non ti meriti l’appellativo di pidocchio pitocco che ti sputa addosso un passante scavalcandoti.

Quattro cose per strada e: la spada è già cappa, la cappa è già piombo. Ma…
Se ci fosse la luger… ah…

domenica 20 luglio 2014

Quello che è quel ramo del lago di Como

Quello che non è quello che è il lago Como, bensì
quella che è la cruna dell’ago di Garda.
(Illustrazione di Stefano Baratti).
Quello che è quel ramo del lago di – come dire... – Como, che volge – in qualche modo – a mezzogiorno, tra due – se la matematica non è un opinione – catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli che sono quelli, vien, quasi a un tratto, ad andare a ristringersi, piuttosto che a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e – come lei mi insegna – un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par – ma questa è una mia opinione personale – che renda ancor più sensibile – se possibile – all’occhio questa che è questa trasformazione, e – per così dire – segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi dopo nome di lago esattamente dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua per certi versi distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. Detto questo, la costiera, formata – diciamo – dal deposito di tre – sempre se la matematica non è un’opinione – grossi torrenti, scende appoggiata a due – né più né meno – monti contigui, l’uno – se la memoria non m’inganna – detto di san Martino, l’altro, se vogliamo, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare – in tutto e per tutto – a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano sostanzialmente a settentrione, non lo discerna tosto – senza se e senza ma –, a un tal contrassegno, in quella che è una lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome evidentemente più oscuro e di forma più comune. Al netto di tutto ciò, per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi dopo si rompe in veri e propri poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, in qualche misura tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto assolutamente ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali e quant’altro; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle che sono quelle terre, e che – va da sé – dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi – ad essere precisi – viene in parte ad andare a trovarsi in quello che è il lago stesso, quando – beninteso – questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città.  
Veda... Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare – e non mi interrompa, che io non l’ho interrotta, per Dio!... –, quel borgo, francamente già considerabile, era anche un castello – questo me lo concederà –, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli – e  a parlare non un è pericoloso sovversivo –, che insegnavan – diciamo così – la modestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate propriamente detta, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini – e qui la questione è politica – le fatiche della vendemmia (sebbene che non glielo aveva mica ordinato il dottore). Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia – ci mancherebbe! –, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e – abbiate pazienza – qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi (correggetemi se mi sbaglio), ma ricchi – vivaddio! – sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda – e almeno su una cosa siamo d’accordo. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua – se è vero, com’è vero – lago, chiuso all’estremità piuttosto che piuttosto smarrito in un gruppo – questo ve lo concedo –, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che – sia detto senza offesa – l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va ad andare a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che – per inciso – l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Resta il fatto che, il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte, su questo non ci piove: il monte di cui passeggiate le falde – e qui concludo –, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e – mi cito testualmente – “l’ameno, il domestico di quelle che sono quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute” e via discorrendo.
Ma voltiamo decisamente pagina.


Manzoni Alessandro, Milano, uomo, 44 yo, single, sì perditempo, no fumatori, sì viaggiare (evitando le buche con acqua). Lavarsi piedi.
Mi piace: leggere, scrivere, far di conto.
Non mi piace: il Manzoni, l’ipocrisia, la falsità, la menta piperita.
Che altro dire di me... Sono una persona solare.

mercoledì 2 aprile 2014

F-35, un tasto dolente

A nostro modesto parere, i possibili punti di collocazione dell’F-35.
È la più interessante novità di Widows Apocalypse (“Apo”, per gli amici di wid), OS che il kolosso di Rodomont dovrebbe introdurre intorno al 2025: si tratta di un tasto posto sotto la tastiera del vostro pc (posto – non il tasto – che in quell’anno il pc dovesse esistere ancora nella sua attuale concezione – ma a Rodomont sono fiduciosi fino all’incoscienza, intesa come “unconsciousness”), lockato al momento dell’installazione di Apo, ma che ovviamente si può sbloccare previo pagamento (si parla di un toolino unblocker beta sui 300,000 [300mila] $), e che, una volta attivo (e premuto in combutta con il vecchio, caro CTRL – che tuttavia verrà aggiornato alla versione CTRL plus+ 0.0 [=0]: ma non aspettate l’ultimo momento, fate l’upgrade entro il 31 dicembre 2024) darà all’utente la possibilità di liberarsi di un altro utente che gli/le stia sulle palle – per dire palle a palle e win-o al win-o.
Ma vediamo di capire meglio la faccenda.

Gimmick particolarmente user-friendly, il suo utilizzo è semplicissimo. È sufficiente dotarsi del necessario. Per portare a compimento la missione di F-35, naturalmente bisogna essere in grado di navigare. A questo scopo, basta una speciale connessione (vrs. beta: Widows Blow-Up Unfriendly: si mormora di chiavetta [denominata un po’ nostalgicamente “Key LaVista”], durata 3 minuti ca., costo previsto 150,000 $: per il momento spara un colpo solo; ma è ricaricabile, per così dire, al costo di 60,000 $ – al colpo).
Quando tutto è bell’e configurato, è sufficiente individuare il computer della vittima (protetto tuttavia da Widows Firewall Stronghold: beta: costo: 30,000 $, costituito da una fortezza informatica virtuale – con tanto di fossato in cui sguazzano squali Widows Sharky, applicazioncine acquisibili al costo di 15,000 $ per sharky – munita di cannoni ad avancarica controwidows (Widower 0.0) virtuali a una palla [applicazioncina detta Monorx, beta, costo previsto al pezzo: 7,500 $], con tanto di scovolo (“Swabby”) per pulizia e deframmentazione della canna da inserire nella bocca (costo applicazione swabby: soli $ 3,250 – ma si possono trovare anche usati su ammmazzon, a costi talmente irrisori da scatenare una ridarella per giorni e giorni, senza limiti di tempo) del cannone ma, volendo, anche tua (se sei di bocca buona: il toolello “mouth cleaner” viene fornito gratuitamente se acquisti due swabby di seconda mano; e bada bene: puoi scegliere fra “swabby pink” e “swabby blue”, rispettivamente per femminucce e maschietti. Ovvio che se sei un feticista, tenderai a procurarti la versione del sesso opposto). Inoltre, per 1 (si dice UNO o UN!) $ puoi acquistare serventi ai pezzi NON VIRTUALI (trattasi di disperati in ossa [e un minimo di carne] oltre la soglia non solo della povertà, ma soggetti postkeynesiani, che accettano di svolgere questo servizio dopo essersi mangiati la famiglia [quelli che ne avranno avuta una – in caso contrario, Widows vi metterà a disposizione “Family Maker”, un tooluccio delta per farvi una famiglia e poi mangiarvela] e un paio di arti) che faranno tutto in vece del possessore del pc. Così manco ci si sporca le mani.

La parte più difficoltosa, superfluo sottolinearlo, è violare questo firewall. Non preoccuparti: il kolosso di Rodomont, a passi lievi, ti viene incontro, prospettandoti un’applicazioncina controfirewall prodotta da Widows stessa, in partnership con Morton De Fame-De Luxe, chiamata “Masoch Apocalyppa” (sempre 0.0); prezzo previsto (gamma): 200,000 talleri nordamericani. (Da notare che, se si esce dall’euro, per adottare l’arpa, tutti i costi sono da considerare dimezzati, una volta calcolato il cambio: per gli italiani in particolare sarebbe un affarone!).
A questo punto, in teoria, saresti pronto all’azione. Ma non va dimenticato che il tuo obiettivo si sarà a sua volta dotato di contro-masoch Apocalyppa di ideazione widowsiana: si tratta, per l’esattezza, di BlowItUp YR-S capace di neutralizzare qualsiasi contrattacco informatico. Costo approssimativo del tooletto di difesa: 400,000 bucks (ma da tenere sempre presente la questione euro-arpa).
È vero che a questo punto il complesso di parainphernalia dell’OS potrebbe risultare un acquisto proibitivo a livello di massa, ma soprattutto si potrebbe innescare uno stalling tale da non permetterti di completare la tua missione, ossia CTRL+F-35 e boom! Gli uomini – e le donne – di Rodomont si stanno infatti attivando per vedere se ci sia modo di ovviare a questa problematica. Per il momento non si sa cosa bolle in pentola (verosimilmente le bolle), ma fonti accreditate parlano di un progetto che non mancherà di spezzare questo circolo vizioso, vale a dire Widows Eternity, sostanzialmente una versione dell’Apo con le stesse funzionalità, ma a costi raddoppiati. Il che parrebbe illogico, ma non sottovalutare le sinapsi diaboliche di questi postcursori di Blade Runner: il loro evangelico (e mentre scriviamo inconfessato) intento di fondo è quello di impedire che l’OS capiti in mano alla massa (che, essendo emotiva, chissà cosa potrebbe combinare...), puntando piuttosto ad equipaggiare innanzitutto i “reasonable few”, cioè governi, istituzioni, enti (utili e inutili), stati e futuri.
(Il Regno d’Italia ha già prenotato l’acquisto di 16 milioni di OS con il tasto F-35. Pur non sapendo spiegare perché. Costo previsto: fatti tu due calcoli. Il Presidente di Widows, William Semimolli T. Cancello, si è detto soddisfatto. A giorni avrà un incontro con il Re d’Italia, probabilmente da tenersi a Teano. Ma non si esclude Canossa. Illustrerà al Sovrano il senso dell’operazione riferendosi all’opera omnia di Edward Lear, poeta-informatico cui il Cancello si ispira).
Ad ogni modo, nell’immediato, l’acquirente privato non avrà notifica esplicita delle (apparenti?) contraddizioni dell’OS. Egli fungerà da sperimentatore (a ogni possessore del Widows con tasto F-35, verrà impressa sulla fronte, a caratteri argentati, l’etichetta “Me
Ginii Piggu”, con una modesta spesa aggiuntiva di $ 990,89, ché sempre di argento si tratta, mica di carta stagnola...). Widows, oltre a fornire assistenza agli utenti in difficoltà presso suoi centri privati di détente shareware (“one small step for [a] man, one giant leap for Widows” – ha coniato W.S.T. Cancello), creerà per gli stessi appositi forum. E brecce. A colpi di cannone.

Il Re d’Italia (mangiatosi la famiglia e buona parte di se stesso),
collegato come periferica a un tablet Widows Apocalypse 0.0
a rotelle, comunica al Capo del Governo Italiano in Esilio
le sue prime impressioni sull’“attrezzo” (come lo definisce in
un’ardita commistione di modernità e antiquariato ravvisabile
anche nel telefono di foggia vetusta, pur rettogli
da un braccio androide).
(Illustrazione di Stefano Baratti).

RIASSUMENDO:

PROs:
- movimentazione di un numero incalcolabile di diseredati e reietti che troveranno collocazione nella fortezza virtuale (sia come serventi che come servitori – di un padrone). As a result, avremo azzeramento della disoccupazione a livello planetario;
- creazione di numero infinito di Widows, Widowers (e Orphans – ci permettiamo di far presente ai thinker-tanker di Rodomont).

CONs:
- il kolosso si è dimenticato di comunicare il prezzo dei cannoni (non saranno mica freeware? “one giant leap for mankind, one ultimate slip-up for Widows”...).
- se per caso qualche hacker dovesse essere punto da vaghezza e smanettare un attimo con CTRL+ F-35, azzererebbe pure lui – a modo suo, s’intende – la disoccupazione a livello planetario. Boom!

PS: quanto fa F - 35? Widows Apocalypse – sottolineano le truppe di Rodomont – è arricchibile di applicazioncina, detta “Qa-Balah Calculator”, in grado, fra l’altro, di svolgere operazioni alfa-aritmetico-matematiche di complessità inaudita, quali, per l’appunto, la sottrazione di un numero da una lettera (e, ovvio, viceversa), all’irrisorio costo aggiunt… OK, d’accordo… non scaldatevi… sarà per un’altra volta.

sabato 4 gennaio 2014

Applicazioni tecniche del linguaggio osceno

Come dire?… In qualche modo. Detto questo, (Penguins do it better, Italians do it best)



Come dire?…”, disse X.
“In qualche modo”, suggerì Y.
“Assolutamente”, concordò X.
“Detto questo”, riprese Y, “come dire…”
“In qualche modo”, precisò X.
“Assolutamente… voglio dire…” volle dire Y, “francamente… se vogliamo…” voleva volere, sempre Y.
“Veda”, congiuntivesortativò X, “come dire…” comedisse X. “Sinceramente credo che è un… come dire…”
“Assolutamente”, assolutizzò Y. “Detto questo”, questodisse, “francamente, io ritengo che è…” ritenne che era.
“Resta il fatto…” restò il fatto X.
“Un momento, non mi interrompa, che io non l’ho interrotto”, interrotte Y.
“Ci mancherebbe”, eventualizzò X. “Detto questo…”
“No, comunque in qualche misura lei mi ha interrotta… ad ogni modo…”
“Si figuri”, ordinò X.
“Non c’è di che”, non ci fu di che Y.
“Dicevo…” diceva X. “Ho perso il filo…” perdette il filo, ma lo ritrovò, a quanto parvette. “Dicevo… Se è vero come è vero che – diciamocelo – …”, se lo disse X.
“Assolutamente sì”.
“Voglio dire: serriamo le fila… come dire?…” comedicette X.
“Serriamo le fila”, spiegò come dire serriamo le fila Y.
“Detto questo… e non vorrei perdere di nuovo le file del discorso, e via discorrendo…” discorse X.
“Lei ha perfettamente ragione, anche perché io sono uno che dico… come dire…”
“In qualche modo?”
“Assolutamente… Veda… io penso che oggi come oggi il focus è …” ebbe Y.
“Ma ci mancherebbe!” esclamipotizzò X.
“Come ripeto”, non ripeté Y, “… ma non vorrei ripetermi”, si ripetette Y, “nel senso che…”
“Assolutamente no, non gliel’ha mica ordinato il medico, vivaddio!”
Dio visse.
Ma non solo.
Dio disse. Disse a uno che passava di lì con un RPG: “Come dire…”
“In qualche modo”, lo rassicurò quello che passava di lì.
Detto questo, passò di là.
Le due incognite non ebbero nemmeno il tempo di dire “piuttosto che”.


Il video dei pinguini intelligenti ▲ che hanno imparato a usare il linguaggio dei talk-show (tolc sciò) e dei TG .