(intendendo con quanto segue un augurio o creando illusorie aspettative): buon lavoro, buona giornata, buon natale, buon compleanno, in bocca al lupo, se hai bisogno dei me non esitare, dài vediamoci – poiché l’unico lavoro buono è quello morto, l’unica giornata buona è quella morta, l’unico natale buono è quello morto, l’unico compleanno buono è quello morto, l’unica bocca buona è quella morta, poiché so che non solo esiterò ma eviterò studiatamente di aver bisogno di te e poiché alla sola fantasia di vederti il cuore mi si spaura – ecco, diciamo pure che in questi e simili casi, potrei, per un suggestivo attimo, dimenticare di essere un signore e aizzarti contro il sopravvissuto lupo.
“Tu chiacchieri, chiacchieri”, disse Laverdure, “non sai fare altro”. | Blog with dirty little lips.
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giovedì 11 dicembre 2014
venerdì 17 gennaio 2014
La ragazza con la porta accanto
Il mio appartamento si trova in fondo al corridoio, a sinistra.
Prima del mio appartamento, ce n’è forse un altro; ma non ne sono certo. Sono però certo che lì, ad ogni ora del giorno e della notte, c’è una ragazza, in piedi presso la porta, vestita di abiti modesti ma lindi, con un occhio tumefatto ed uno appena truccato, e con una costante colata di sangue dal naso, che certo le lorderebbe gli abiti se al naso non avesse applicata una cannula connessa alla bocca d’una tanica.
Nel dirigermi verso il mio appartamento, passo davanti alla ragazza, ma non ho quasi il coraggio di guardarla in volto. Lei, dal canto suo, non dice nulla; è sempre lì, presso l’uscio, non proprio davanti alla porta, ma un po’ a lato, con il suo sangue di naso, immobile d’un rigore mortale.
Inoltre, ho saputo – da uno del piano di sotto – che dietro quella porta non c’è un appartamento: non c’è nulla, la porta è dipinta sul muro.
Un altro, del piano di sopra, si è spinto a sostenere che anche la ragazza è dipinta sul muro.
Io dico che è impossibile.
Lui dice che è proprio così, che è dipinta in tridimensione.
Se così è – vado pensando io – si tratta di un lavoro fatto a regola d’arte.
Ad ogni modo, quella ragazza non dà noia a nessuno.
I suoi conti (affitto e spese condominiali) pare che siano a regola pure essi.
Una signora viene ogni tre o quattro giorni a svuotare la tanica colma di sangue.
Bene, dico io. Tutto a posto.
Lei vive la sua vita – con la porta accanto.
Una sola osservazione vorrei fare: temo che anche per lei, come per tutti noi, un giorno la pacchia finirà.
Tu, hai qualcosa da aggiungere?…
Prima del mio appartamento, ce n’è forse un altro; ma non ne sono certo. Sono però certo che lì, ad ogni ora del giorno e della notte, c’è una ragazza, in piedi presso la porta, vestita di abiti modesti ma lindi, con un occhio tumefatto ed uno appena truccato, e con una costante colata di sangue dal naso, che certo le lorderebbe gli abiti se al naso non avesse applicata una cannula connessa alla bocca d’una tanica.
Nel dirigermi verso il mio appartamento, passo davanti alla ragazza, ma non ho quasi il coraggio di guardarla in volto. Lei, dal canto suo, non dice nulla; è sempre lì, presso l’uscio, non proprio davanti alla porta, ma un po’ a lato, con il suo sangue di naso, immobile d’un rigore mortale.
Inoltre, ho saputo – da uno del piano di sotto – che dietro quella porta non c’è un appartamento: non c’è nulla, la porta è dipinta sul muro.
Un altro, del piano di sopra, si è spinto a sostenere che anche la ragazza è dipinta sul muro.
Io dico che è impossibile.
Lui dice che è proprio così, che è dipinta in tridimensione.
Se così è – vado pensando io – si tratta di un lavoro fatto a regola d’arte.
Ad ogni modo, quella ragazza non dà noia a nessuno.
I suoi conti (affitto e spese condominiali) pare che siano a regola pure essi.
Una signora viene ogni tre o quattro giorni a svuotare la tanica colma di sangue.
Bene, dico io. Tutto a posto.
Lei vive la sua vita – con la porta accanto.
Una sola osservazione vorrei fare: temo che anche per lei, come per tutti noi, un giorno la pacchia finirà.
Tu, hai qualcosa da aggiungere?…
mercoledì 27 novembre 2013
Grave Oddity: l'uomo che ebbe per lapide il monolito di "2001: Odissea nello spazio" dacché scelse per epitaffio quanto segue:
Mi dispiace di morire, ma son contento,
son contento di morire, ma mi dispiace.
Mi dispero di cotanto, ma son marice,
mi m'oriento di 'sti "dice", ma son compare.
Mi discondo di torace, ma son di spire,
mi cospiro di mendacie, ma son portento.
Mi contento di mimire, ma son spadace,
mi disdice di comere, ma son spomanto.
Di dimane mi pascire, ma condimento,
mi dirime di conare, ma son spidento.
Mi cimento di do' spari, ma son mirante,
mi c'ho posto di mirare, ma son discente.
Mi dissento di coppare, ma son romito,
mi ci spero di micare, ma son dimento.
Mi, sporadico rapito ma con triremi,
mi scontento di rimare, ma son dipinto.
Mi esperanto di edipire, ma son accento,
mi rimane di s*c*o*p*a*r*e1, ma son di dinto.
Mi dicette di spuntare, ma son matito,
mi rapace di spedire, ma son carento.
Mi, capace di sprecare ma mo' son tonto,
mi ci pento di donare, ma son morente!
Mi dispiace di morire, ma son contento,
son contento di morire, ma mi dispiace.
(zum zum!)
PS: non andate necessariamente a cercare peli negli anagrammi
1 - Timeo algorhythmos et dona ferentes
![]() |
| Getti Proigi: listen! |
Son contace di morire, ma mi dispiento,
mi dispiento di morire ma son contace.
Di morace son contire mi ma dispiento,
dispiace consontire mi ma son tace...
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